Servire, voce del verbo amare

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Sul tema della 43ma Conferenza nazionale Animatori: “Tutti sapranno che siete miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35), il 22-23 febbraio scorso, si è svolta a Bassano Romano (VT), la Fraternità del Comitato Nazionale di Servizio con i Coordinatori dei Cenacoli, dei Gruppi, delle Comunità e con i Coordinatori diocesani e i membri dei Comitati Diocesani di Servizio, del RnS del Lazio.

Ad accogliere i circa 120 partecipanti alla Fraternità, Salvatore Martinez, Presidente nazionale del RnS, Mario Landi, Coordinatore nazionale, Marcella Reni, responsabile dell’area sociale-missionaria del RnS, Andrea Campagna, Coordinatore regionale, Alessandro Tacchini, Direttore del RnS Lazio, Marco Martinelli, Coordinatore della Diocesi di Roma.

Salvatore Martinez, nella prima giornata di Fraternità, a fondamento della sua relazione sul tema: “Quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù” (2 Cor 4, 5), ha posto tre Parole dagli Atti degli Apostoli:
“L’esperienza che genera la Comunità e l’esperienza dello Spirito Santo” (cf At 2, 1.3.37-38)
“La potenza carismatica dello Spirito Santo accredita la Comunità con segni” (cf At 5, 13-16)
“Servizi e diaconie nella comunità: il discepolato carismatico e la missione” (cf At 6, 1-7).
«Chi ci incontra deve vedere e sentire Gesù. Deve vivere una manifestazione potente dello Spirito Santo», ha affermato, sottolineando che in una comunità del RnS è necessario che vi siano: glossolalia, xenoglossia, dimensione profetica e koinonia. E perché questo accada, essa deve fondarsi sulle quattro assiduità della prima comunità cristiana, descritta in At 2, 42: la preghiera, l’insegnamento della Parola; lo spezzare il pane, l’unione fraterna. Quattro pilastri, tutti ugualmente indispensabili perché la Comunità possa vivere.
Nelle nostre comunità, ha continuato Martinez riferendosi ad At 5, 13-16, i fratelli e le sorelle che vi approdano debbono «fare esperienza della potenza carismatica dello Spirito Santo che accredita la Comunità». Il Rinnovamento è, infatti, un’esperienza potente dello Spirito, che si impone all’attenzione per i segni, e i prodigi e la Sapienza: questi – ha evidenziato ancora ai responsabili del Lazio – debbono, oggi più che mai, essere quelle caratteristiche che attirano la gente nella comunità inducendola a iniziare un cammino.
Infine, richiamando At 6, 1-7, Il Presidente RnS ha precisato che in una Comunità in cui si parla di diaconia, di servizio, di attenzione ai poveri e ai bisognosi, sono necessari sì ministeri, evangelizzazione, organizzazione, ma ancora prima servono volontarietà, beni, mezzi, donati con la generosità e la gioia nel cuore, perché l’effusione dello Spirito Santo, di questa fede comunitaria diventino nella storia personale un motore della propria vita.

Nella seconda giornata dedicata al discepolato carismatico, Mario Landi ha dettato una relazione sul tema della scorsa Conferenza Nazionale Animatori: “Tutti sapranno che siete miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35). «Il discepolato è un elemento caratterizzante della vita del RnS, è conversione permanente», ha detto il Coordinatore Nazionale ricordando che il RnS non è autoreferenziale e le comunità che ne fanno parte costituiscono una forma di servizio all’uomo.
Facendo riferimento alle tre parole che nel 2017 Papa Francesco ha consegnato al Rinnovamento carismatico di tutto il mondo: «Battesimo nello Spirito, lode e servizio», ha ribadito che queste non sono tappe, ma tre azioni contestuali. «Col Battesimo nello Spirito – ha spiegato -, si prendono in carico vite»: questo ci fa entrare nella dimensione comunitaria, fraterna. Non si può essere sotto l’azione dello Spirito senza una comunità, che nasce dalla volontà dello Spirito, ed è, come tutto il RnS «una grande forza a servizio del Vangelo nella gioia dello Spirito Santo», come ha detto Papa Francesco al RnS nel 2014. Dunque il fine del RnS e di conseguenza di un gruppo, di una comunità e di un cenacolo non è la preghiera, che è lo strumento per camminare nello Spirito, ma è l’evangelizzazione nel potere dello Spirito.
Il Coordinatore Nazionale ha voluto anche ribadire che la conseguenza dell’effusione dello Spirito nella vita comunitaria si vede dalle relazioni fraterne, comunitarie, dall’amore con cui ci si ama gli uni gli altri, nonostante le fragilità personali. Infine ha aggiunto che nella vita di una comunità, di un gruppo o cenacolo che sia, «solo la preghiera non basta, ci vogliono momenti formativi e momenti di fraternità », secondo le modalità individuate dai suoi responsabile.
 
Nel corso della Fraternità, un tempo molto ampio è stato dedicato alla condivisione su alcuni temi di approfondimento proposti ai responsabili della regione.
Le Sante Messe sono state celebrate da don Vittorio Stesuri e da don Patrizio Di Pinto.
 
Elena Dreoni

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