Veglia d’Avvento, al Divino Amore tra gioia, perdono e misericordia

Avvento

Con la Preghiera comunitaria carismatica ha preso avvio, venerdì 11 dicembre, la Veglia di Avvento presso il Santuario del Divino Amore, che ha visto migliaia di fratelli e sorelle dei gruppi e delle comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo del Lazio vivere un tempo di gioiosa attesa della manifestazione di Dio e della Sua misericordia, nella certezza che «Tutto è possibile per chi crede» (Mc 9,23). 

Un popolo rinnovato dalla potente azione dello Spirito Santo che, come un “divino artigiano”, ha “forgiato” con il fuoco del suo Amore la vita di ciascuno, abbattendo ogni resistenza e facendo assumere quella “forma” che rende testimoni della venuta del Signore Gesù, della sua misericordia e del suo perdono. «Le misericordie del Signore non sono finite – è stato ricordato nella preghiera -, non è esaurita la sua compassione; esse sono rinnovate ogni mattina, grande è la sua fedeltà”. Una certezza confermata anche dalla Parola: “Buono è il Signore con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca. È bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore» (Lam 3,21-26). “Amen!” è il grido che al termine della preghiera si è innalzato all’unisono dall’assemblea che ha innalzato al cielo la sua lode, giubilando alla presenza del Signore che ha reso tutti nuove creature, pronte ad impegnarsi concretamente nell’annuncio della misericordia di Dio per tutti i suoi figli.

Maranathà, vieni Signore Gesù!
Al termine della preghiera comunitaria carismatica, l’assemblea è stata guidata da don Gerardo Battaglia, assistente spirituale della Diocesi di Palestrina e da Marco Martinelli, membro del Comitato Regionale di Servizio, in una mistagogia attraverso la quale riscoprire il significato profondo dell’Avvento che ogni anno viviamo come tempo liturgico in preparazione del Natale. In un primo tempo è stata contemplata la venuta storica di Gesù: «L’Avvento – ci ha detto don Gerardo – è innanzitutto “ricordare” questa luce immensa che circa duemila anni fa è entrata nella storia. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14a). L’Incarnazione è un atto gratuito dell’amore di Dio». Attraverso il “ricordo” della prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini, i fedeli sono stati condotti a contemplare la seconda venuta di Gesù alla fine dei tempi, la sua venuta ultima, unendoci al grido della Chiesa, Sposa di Cristo: “Maranathà, vieni Signore Gesù”, “grido” d’invocazione che si innalza al cielo ogni volta che offriamo a Lui le nostre sofferenze. «L’Avvento è un cammino che il Padre ci chiama in prima persona a compiere, è una speranza nuova che non delude», attraverso queste parole, Marco Martinelli ha introdotto il terzo tempo della mistagogia, durante il quale, tenendo tra le mani il piccolo bambinello che ciascuno aveva con sé, è stato contemplato quanto l’evangelista Luca narra nel suo Vangelo: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia» (Lc 2,12). È stato un tempo di particolare grazia durante il quale ognuno, partendo dall’invito del Padre, è stato chiamato a essere, proprio come Maria e Giuseppe, custode di questo “bambino”, Parola incarnata, da amare e da adorare, da accogliere nel profondo del cuore.

Il più bel regalo di Natale

La Veglia si è conclusa con la Celebrazione Eucaristica presieduta da Padre Giovanni Alberti, consigliere spirituale regionale. «Sulla via che conduce a Betlemme spira il vento gelido della paura» ha detto padre Giovanni durante l’omelia, in un tempo nel quale «i crisantemi hanno preso il posto delle stelle di Natale» e «nelle piazze delle città passano solo viandanti infreddoliti». In questo tempo, osserva il sacerdote, sembra paradossale invocare la parola “sapienza”, e si chiede: «Ma di quale sapienza vogliamo parlare? L’uomo contemporaneo non va in cerca di sapienza e le parole di Gesù “Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre ma ha la luce della vita” (Gv 8,12) sembrano parole molto lontane. Eppure – prosegue Padre Giovanni – parlare di Sapienza, nel caso di Gesù, è il più bel regalo di Natale: ogni cosa trova in lui la propria origine e la spiegazione di tutto. Attenzione a quel Bambino! La sa più lunga di quello che noi immaginiamo!». La Sapienza che Gesù è venuto a portare è quella che Dio ha rivelato ai piccoli, il vero sapere è nel fondo di ogni uomo. Gesù è la luce vera che brilla sulle brutture di questo mondo e indica la strada da seguire per entrare nel cuore di quel Dio che ha a cuore la nostra gioia.

Veronica Diomede e Donatella Magri

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È importante portare un piccolo bambinello da presentare durante la mistagogia…
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