Tra preghiera e Roveto Ardente

locandina veglia pentecoste

Santuario del Divino Amore (Rm) – 20 maggio

Un grande raduno di festa per l’annuale Veglia di Pentecoste: ad accogliere gli oltre 4000 fedeli del Rinnovamento nello Spirito Santo del Lazio erano presenti il neoletto Comitato Regionale di Servizio e il presidente RnS Salvatore Martinez, insieme a tutto il Comitato nazionale e alcuni rappresentanti del Consiglio nazionale.

Il risveglio dell’Amore La Preghiera e il Roveto Ardente

L’unità nella diversità dei carismi L’Omelia di don Guido Pietrogrande

Il risveglio dell’amore La Preghiera comunitaria carismatica e il Roveto Ardente guidato da Salvatore Martinez

11 lampade per dire che Gesù è Luce del mondo

Ad aprire la Veglia un segno di luce, di vita e di gioia: 11 lampade sono state portate sull’altare dai membri del Comitato regionale e nazionale. Il significato è stato spiegato dalle letture che hanno accompagnato il gesto: “Gesù come luce del mondo che apre gli occhi per uscire dal buio nel quale siamo adagiati”. Lampade che non possono essere nascoste, come è stato letto dal Vangelo di Luca: «Nessuno accende una lampada e poi la mette in un luogo nascosto o sotto il moggio, ma sul candelabro, perché chi entra veda la luce» (Lc 11, 33). Poi l’invito: “prendere il largo, accogliere la luce per essere disposti al cambiamento di una vita nuova.

 Il “sole” che non tramonta

Dopo il momento introduttivo che ha indicato la profezia di tutta la Veglia, nella preghiera il Signore ha continuato a parlare di “un sole che non tramonta”. Ha rivolto il suo sguardo e il suo orecchio verso tutti, per “ascoltare la lode come il grido di supplica”. Poi l’invocazione dello Spirito Santo per credere, per accogliere il Dio vivente, per avere una fede che sia contagiosa. E ancora un Parola dal Vangelo di Luca, Gesù dice: «Fanciulla, alzati!» (8, 54). Una forza che rigenera, una forza che guarisce e che spinge ad andare nel mondo per portare a tutti la luce di Cristo risorto.

Riconciliazione, intercessione e missione: il Roveto Ardente

A guidare il Roveto Ardente, subito dopo la Messa presieduta da don Guido Pietrogrande, è stato Salvatore Martinez. Tre i momenti: un primo tempo di confidenza e riconciliazione, nel segno del Padre. Un’occasione per essere rigenerati e risanati nell’Amore che è misericordia.

Un secondo momento di imposizione delle mani, nel segno del Figlio. Sparsi nell’assemblea tutti i sacerdoti presenti hanno imposto le loro mani su chi, in ginocchio, chiedeva misericordia.

Infine l’ultimo momento nel segno dello Spirito Santo, ossia la chiamata ad andare nel mondo per rispondere alla missione che ci attende. Essere evangelizzatore nel nome di Gesù.

«Sappia con certezza il mondo intero che questo Gesù, Dio lo ha risuscitato da morti e di questo noi siamo testimoni – ha concluso Martinez -. Quando c’è lo Spirito Santo si può solo andare. Gesù deve nascere, la vita non può morire!».

Laura Gigliarelli

L’unità nella diversità dei carismi  Omelia di don Guido Pietrogrande

Al termine della preghiera comunitaria carismatica che aperto la Veglia di Pentecoste, don Guido Pietrogrande, Consigliere spirituale nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, ha presieduto la Celebrazione eucaristica nella solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo. «È bello essere qui oggi così numerosi – ha esordito don Guido. È bello avere un’unica fede, avere ricevuto un unico Battesimo, avere un unico Dio, che è Padre e che ci fa suo popolo, e in Gesù ci rende partecipi della sua opera, affinchè noi possiamo essere continuazione della sua gloria». Nel corso dell’omelia, don Guido ci ha ricordato che nel salire al cielo, Gesù distribuisce i suoi doni e il primo e più grande tra questi è proprio la Chiesa, che ci rende un’unica cosa in lui, ed è garanzia della nostra risurrezione e glorificazione. «Noi abbiamo una firma di Dio sul nostro destino, ed è la salvezza. – ha affermato don Guido. Tanti sono i nostri fratelli che ancora sono cercatori della verità. Noi siamo chiamati ad avere per loro una buona notizia, che appare subito nel nostro sguardo. Ciascuno di noi – ha continuato – è chiamato ad essere qualcosa dello sguardo di Gesù. Qualcuno arriverà a Dio, proprio perchè ha incontrato te. Sei chiamato a dare conto della speranza che è nel tuo cuore». Il Consigliere spirituale ha messo in evidenza come la solennità dell’Ascensione sia «il nuovo modo di essere Gesù-con-noi» ed è proprio questo che ci dà il senso del nostro cammino. Salendo al cielo, Gesù ha disposto come deve essere il suo popolo, chiamandoci ad essere una cosa sola in lui, e facendoci fare l’esperienza dell’unità nella diversità dei carismi. Al termine dell’omelia, don Guido ha rivolto lo sguardo su Maria, la quale «è in mezzo a noi per renderci assidui e concordi, lasciandoci condurre da lei lì dov’è il Figlio suo, e ricordandoci la promessa che Egli ci ha fatto: “Avrete forza dall’alto” (cf At 1, 8)».

«Tra poco più di un mese – ha ricordato infine il Consigliere spirituale facendo riferimento alla 38° Convocazione Nazionale in Piazza San Pietro e allo Stadio Olimpico – ci ritroveremo in una grande assemblea. Ascolta la voce di Cristo che ti dice “Ti chiamo”. Non puoi mancare».

Veronica Diomede

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