Conclusi gli incontri a San Giuda Taddeo

S.Giuda Quaresima 2015

«Vi darò un cuore nuovo» (Ez36,26)

c/o la Parrocchia San Giuda Taddeo, Apostolo Via A. Crivellucci, 3 Roma

Ultimi tre incontri a S. Giuda Taddeo, Apostolo, nell’ambito delle attività per una nuova evangelizzazione, organizzati dal Comitato diocesano del RnS Roma Est, in collaborazione con il parroco, Mons. Marco Ceccarelli. Gli incontri si sono conclusi il 23 aprile.

Conosciamo veramente Colui in cui crediamo?

Mi fido veramente di Dio?

Chi sono i collaboratori di Dio?

Conosciamo veramente Colui in cui crediamo? spunti di riflessione dall’insegnamento di don Patrizio Di Pinto (Consigliere nazionale aggiunto per le Missioni)

«Cos’è il cammino di vita nuova?», con questa domanda don Patrizio Di Pinto inizia il 4° incontro nella Parrocchia di San Giuda Taddeo. È una trasformazione in Cristo – spiega subito dopo – che inizia con il Battesimo, un cammino di “trasfigurazione” in cui quattro simboli di questo evento ci indicano la strada:

1. Il volto di Gesù, la luce del Cristo Risorto deve risplendere sul nostro volto. «Voi siete la luce del mondo» (Mt 5, 13-16): il cristiano, illuminato da Cristo, deve diventare un punto di riferimento. Lasciarsi illuminare da Cristo per risplendere della sua luce!
2. La veste candida indica le opere che il cristiano deve compiere, le stesse di cui parla Gesù per rendere gloria a Dio Padre che è nei cieli. La veste ricevuta nel nostro Battesimo è ancora candida?
3. La nube, segno della gloria di Dio. Ogni cristiano, attraverso l’azione dello Spirito Santo, deve entrare nella sfera di Dio. Noi gli apparteniamo.
4. La voce del Padre: «Tu sei il Figlio mio prediletto, l’amato». La Parola di Dio si compie e produce l’effetto, il Battesimo ci “obbliga” a vivere da figli. Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli. Ogni giorno dobbiamo essere sempre più figli di Dio.
Qual è allora il programma di vita del cristiano? Quello delineato da san Paolo in Rm 12, 1-2; 9-10; 19.
Come si può sperimentare l’azione dello Spirito Santo in una vita trasformata?
Sapendo trovare il senso vero in tutte le cose, chi ha la mente trasformata vede con gli occhi di Dio. Un atteggiamento in continua conversione porta ad essere ogni giorno più somiglianti a Cristo. «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil 2, 5). Solo cosi la vita diventa testimonianza e la pienezza della gioia trabocca, dà sicurezza, diffonde serenità in tutti gli ambienti della propria vita. Trasformarsi in Cristo significa perseverare in una trasformazione “etica” nei comportamenti, accogliendo il dono di Dio giorno per giorno. Come? Attraverso la sua Parola, la preghiera, i sacramenti, il sapersi relazionare con gli altri, negli atteggiamenti di vita e poi ricercando sempre più una trasformazione “mistica” senza stancarsi ma lasciandosi amare dall’amore infinito di Dio; lasciandosi illuminare da Cristo, accogliendo lo splendore del suo volto, arrendendosi alla sua bellezza e alla sua volontà, per poter un giorno esclamare con tutto il cuore come sant’Agostino: «Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me». Solo cosi trasformati vivremo nella gioia perché il Signore è la nostra gioia.

Paola Di Pirro e Rossella D’Alfonso

Mi fido veramente di Dio? spunti di riflessione dall’insegnamento di Federico Luzietti (Membro del Comitato Nazionale di Servizio – Responsabile dell’area formativa).

Viviamo in una società – esordisce Luzietti – in cui si guarda più all’esteriorità, a una vita di superficie, mentre noi cristiani siamo chiamati a guardarci dentro, nel nostro cuore, dove dimora Dio e dove dobbiamo custodire la fede. Dio ci è vicino, ogni volta egli è pronto ad accoglierci, disposto a incontrarci. Lui ci aspetta sempre e noi, invece, distratti da tante cose, rischiamo di non sentirlo. Chi e cosa cerchiamo ogni mattina? Risuonano ancora le parole di Giovanni Paolo II a Tor Vergata nella Giornata Mondiale della Gioventù del 2000: «Chi siete venuti a cercare?… è Gesù che cercate quando sognate la felicità».

Mi fido veramente di Dio? Il nostro cuore è pienamente soddisfatto solo quando trova Gesù. Il denaro, gli affetti non riescono a colmare il nostro cuore, solo Dio ha la giusta forma per riempirli pienamente. La fede può tutto e vince il mondo, ma occorre fidarsi di Dio, come insegna Papa Francesco. Affidiamoci a Dio e allo Spirito Santo. Prima di Pentecoste i cristiani erano impauriti, ma poi lo Spirito Santo li rende annunciatori di Gesù vivo! Anche noi dobbiamo sempre ritornare a quest’annuncio. Dio ha dato il suo Figlio per la vita eterna e ci permette di annunciare con vigore e con forza la morte e la risurrezione di Cristo attraverso la potenza dello Spirito Santo.
L’invito quindi è quello di affidarci a Lui perché noi siamo diventati eredi in virtù della fede e riceviamo già i benefici del sacrificio di Cristo. La fede non è un sentimento o un’emozione. La fede è un dono di Dio ma anche un atto libero, una scelta personale che coinvolge tutto il nostro essere e cresce con l’ascolto quotidiano della sua Parola. Se desideriamo vedere Dio dobbiamo avvicinarci con fede a lui, Salvatore del mondo, certi di essere sempre accolti.
“Vedere Dio” vuol dire cercarlo nel suo corpo mistico che è la Chiesa.
Infine, Luzietti ci ricorda ancora che avere fede non vuol dire avere già tutto chiaro ma vuol dire cercare Gesù e trovarlo nella nostra quotidianità, nel fratello che ci è accanto, che ha un’urgenza da soddisfare: «…lo avete fatto a me». Così noi diventiamo dono l’uno per l’altro: siamo doni di Dio.

Paola Di Pirro

Chi sono i collaboratori di Dio? spunti di riflessione dall’insegnamento di Emilia Palladino (Docente presso la Pontificia Università Gregoriana)

«…avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni» (At 1, 8a). Questa la Parola che guida l’insegnamento di Emilia Palladino, la quale pone subito all’assemblea una serie di domande provocatorie.
Chi sono i collaboratori di Dio? E tu lo sei?
Quanto è grande la distanza tra il nostro modo di fare, di pensare rispetto al modo di fare di Dio? E chi ne è degno? Tutti lo siamo perché siamo figli suoi.
Dio stesso invoca la nostra collaborazione, ma lui, che è “altro” da noi e allo stesso tempo vicino, ci chiede requisiti particolari? Mentre noi cerchiamo sempre la sua collaborazione perché lui è Dio, lui è potente, Dio continua a supplicare la nostra collaborazione e ci dice: “Collabora con me, puoi fare tanto!” Come? Diventando cercatori, adoratori, portatori.
Cercatori: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33). Cercare, dunque, il regno di Dio che è pace e gioia nell’amore, cose queste difficili da sperimentare oggigiorno ma che, specialmente nelle difficoltà della vita, dobbiamo ricercare a tutti i costi, senza mai stancarci. Dio ci chiede di lasciarci consumare dalla passione per la ricerca della pace e della gioia. «Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Lc 12, 34). Si deve orientare il cuore verso quello che conta.
Adoratori: in Gv 4, 23 Gesù dice alla Samaritana che dobbiamo essere adoratori in spirito e verità. Ciò vuol dire che deve nascere in noi il senso della dignità di essere figli di Dio. Stare autenticamente davanti a lui e mostrare tutto di noi: i peccati, i fallimenti ma anche la bellezza della nostra vita. Mai mentire a Lui, né agli altri, né a se stessi! Mettiamoci davanti a Dio con quello che abbiamo capito delle relazioni e del confronto con gli altri; anche con i nostri limiti possiamo essere trasformati per essere degni collaboratori di Dio. Come? Testimoniando coerentemente la presenza viva di Cristo nella nostra vita! La coerenza al Vangelo è la qualità che più si cerca oggi nei cristiani.
Portatori: Gesù invia gli apostoli (Mt 10, 11-13) come portatori di pace, ecco la nostra missione e se non venissimo accolti la pace che doniamo ritornerà a noi, riempiendoci di grazia. Nessuno può toglierci la pace del cuore e la misura della nostra passione per Cristo è la nostra pace.
I collaboratori di Dio sono i figli di Dio: siamo convinti di questa meravigliosa figliolanza? – chiede ancora Palladino. La relazione con Dio è la storia di una passione! Lui ci ama, collabora con noi e poi ci chiede di collaborare con lui. Su questa passione si fonda il nostro essere credenti e il nostro consumarci d’amore, coerenti con la vocazione all’amore! Cerchiamo il regno di Dio, adoriamo Cristo in spirito e verità, portiamo pace nei nostri ambienti, in famiglia, nel lavoro, nel gruppo, tra amici e saremo degni collaboratori dell’amore di Dio.
Lo Spirito Santo ci renda capaci di fare il passo che salva la nostra vita. Gesù resta accanto a noi e le nostre giornate acquistano senso, sapore, colore. È una straordinaria bellezza essere collaboratori di Dio!

Paola Di Pirro

HTML Snippets Powered By : XYZScripts.com