La Tre-giorni del Ministero Musica e Canto RnS Lazio

Logo RnS Spirito SantoCantori di Dio rinnovati dalla sua grazia

“Ma io gioirò nel Signore, esulterò in Dio mio Salvatore” (Ab 3, 18). È questa la Parola profetica che ha scandito il ritiro spirituale del ministero regionale della Musica e del Canto, dal 17 al 19 Ottobre a Roma, nella Casa Sacro Cuore di Fonte Nuova (RM). Ecco una cronaca del Ritiro.

Un programma fatto da Gesù

Fin dall’inizio, il Signore ha voluto intensamente portare i fratelli di questo Ministero a entrare con stupore e profondità nel significato reale della chiamata a questo servizio carismatico ponendo subito, come strumento di verifica e di verità, la gioia, la fraternità, la dimensione della vita nuova vissuta. Non è possibile testimoniare quella gioia che contagia, annuncia il Vangelo e muove l’assemblea verso Dio attraverso il canto, anche se si è forti di esperienza e di competenza, se il cuore è chiuso o si è appesantito e legato, in modo da non far sgorgare all’interno e all’esterno della vita del cantore quella novità che è la Vita stessa di Gesù, continuo rendimento di lode al Padre e di benedizione per i fratelli. «Che la tua vita non abbia a testimoniare contro la tua voce» (S. Agostino).

Proprio lo Spirito ha mosso i fratelli verso questa conversione alla verità, in maniera del tutto inaspettata, modificando già dalla prima sera l’inizio del programma, sostituito con la partecipazione al concerto di evangelizzazione della Rex Band Tour, al Teatro della Conciliazione (Roma), in collaborazione e con la partecipazione del Rinnovamento.

Nessuno avrebbe davvero fatto caso unicamente alla competenza artistica della Band (quasi tutti i suoi componenti sono musicisti o insegnati di musica nelle loro terre d’origine): il cuore di chi ascoltava era continuamente portato alla presenza di Dio dalla testimonianza di vita che precedeva ogni canto pregato e proclamato, portatore della presenza di Dio e, a sua volta, capace di far sgorgare la preghiera e la revisione interiore. Insomma, il Signore, al di là di ogni programma e utilizzando la sua Provvidenza, ci ha come voluto far contemplare quello che bisognava essere con convinzione, quello che è necessario diventare, quello che desiderava creare in noi quasi ex novo, per potergli offrire da subito il sacrificio del nostro desiderio e della nostra disponibilità in modo da lavorare bene su ciascuno di noi.

La giornata di sabato lo ha ampiamente dimostrato. La preghiera è iniziata con lo sguardo fisso sulla fedeltà di Dio che ha fatto germogliare un tempo prolungato di lode a cui il Signore ha risposto prontamente nell’unzione profetica con le parole del profeta Zaccaria: «Riprendano forza le vostre mani. Voi in questi giorni ascoltate queste parole pronunciate dai profeti quando furono poste le fondamenta della casa del Signore degli eserciti per la ricostruzione del Tempio […] Ecco il seme della pace: la vite produrrà il suo frutto, la terra darà i suoi prodotti, i cieli daranno la rugiada: darò tutto ciò al resto di questo popolo» (8, 9.12). Si trattava di un vero tempo di “ricostruzione” e di “ascolto”, non basato però su misure umane ma sulla misura del “dare” di Dio, una misura che passa attraverso il dono della pace. Per questo si è invocato lo Spirito anche chiedendo di prendere coscienza dell’amore e della chiamata di Dio, soprattutto sulla gratuità di questo amore e di questa fiducia. Il Signore ha risposto anche con il brano della pesca miracolosa fatta da Pietro, una pesca non fondata su criteri o su capacità umane, ma sull’obbedienza e sulla fiducia data alla Parola, per sperimentare l’abbondanza dell’amore per sé e per gli altri (cf Lc 5, 4-11). In modo particolare l’attenzione spirituale dell’assemblea è stata mossa verso l’immagine della rete, una rete che va aggiustata per poter essere efficace nel suo servizio; una rete le cui maglie erano costituite da ciascuno dei presenti. Una chiamata a creare la fraternità, un ministero che profumasse di comunità, perché è in essa che il Signore è operante e può agire con più libertà, compiendo le meraviglie della sua potenza. I momenti, non solo spirituali, di profonda condivisione e amicizia hanno dato testimonianza di un Dio che passa tanto attraverso le nostre relazioni ed è capace di costruire, tanto di più attraverso la via maestra dei carismi che è l’Amore.

Con un canto nuovo sulla bocca

Subito dopo la preghiera, la delegata regionale, Tina e l’Équipe del Ministero hanno presentato brevemente le mozioni che Dio aveva indicato loro per lo svolgimento del Ritiro, puntando decisamente su un itinerario battesimale che ci facesse sperimentare e rivivere la dimensione del canto nuovo, del canto che esce da un cuore nuovo, non più bloccato nelle maglie della doppiezza, di una bocca che benedice Dio e allo stesso tempo lo maledice con la propria testimonianza di vita e con la propria riluttanza all’amore. Tutti i momenti di profonda revisione e di esperienza spirituale  della Tre-giorn sono stati guidati da Daniele Branca, autore di numerosi brani del RnS e violinista nella Corale nazionale del Movimento.

Daniele ha da subito aperto la sessione di ascolto mattutino, con una meravigliosa Lectio divina sui versetti introduttivi del Salmo 40: «Ho sperato, ho sperato nel Signore ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido. Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose, dal fango della palude; ha stabilito i miei piedi sulla Roccia, ha reso sicuri i miei passi. Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo, una lode al nostro Dio…» (2-4). Siamo stati invitati a fare memoria grata di quello che il Signore ha fatto per noi, nella nostra vita, quando lo abbiamo incontrato come Salvatore e Signore, in modo autentico, per soffermarci poi anche sulle sue grandi e piccole iniziative attraverso le quali si è preso cura di noi anche dopo e prima di averlo incontrato davvero. La memoria grata è diventata anche segno di contraddizione e verifica del nostro cammino, se davvero all’incontro con Gesù è susseguito un cambiamento, un uscita decisa “dal fango della palude”, o se siamo rimasti pressappoco gli stessi, continuando a peccare allo stesso modo, o peggio, sgattaiolando in qualche forma di idolatria più sottile. Chi ha incontrato il Signore, e magari lo serve anche in ruoli di responsabilità o che mirino all’edificazione degli altri, non per questo è meno esposto alla tentazione. Anzi, nella crescita verso Dio i pericoli si infittiscono, perché assumono sembianze spirituali: si tratta dell’idolatria dell’autosufficienza (pensare che possiamo salvarci da noi stessi o che possiamo creare da noi stessi, senza l’abbandono in Dio, la nostra personale santità), dei propri “strumenti di lavoro” (come può essere la voce, il canto stesso, o lo strumento di competenza, tanto che la preghiera viene ridotta a quello strumento e non al dialogo con Dio cui lo strumento stesso è finalizzato e sottomesso), dello stesso servizio che si è portati a svolgere (la visibilità e la capacità di influenzare gli altri piuttosto che servirli con semplicità). Il cantore è invece colui nel quale il sacrificio (della lode) e il sacrificante (la vittima del sacrificio) coincidono: non il canto in sé, non le competenze in sé, ma noi stessi siamo il dono che facciamo a Dio e ai fratelli attraverso il servizio. Questo significa vivere il proprio ministero “nell’intimo” e non solo in superficie, in totale atteggiamento di donazione alla Parola che deve concretizzarsi nella persona intera: «Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto» (Sal 40, 7).

Essere “cantori di Dio”

La Lectio è stata interiorizzata attraverso un momento di deserto personale in cui abbiamo potuto fare revisione di noi stessi, con trasparenza e semplicità d’animo, e prepararci al primo momento di riscoperta battesimale: la rinuncia al peccato e la professione di fede. È stato un tempo intensissimo, che lo Spirito ci ha fatto vivere davvero in maniera rinnovata e sganciata dal rito: aiutati da Daniele, ciascuno, soprattutto quelli che da sempre hanno avuto difficoltà nell’esprimere la preghiera, ha potuto mettere nelle mani di Dio il proprio peccato, ma anche le ferite che spesso sedimentano nell’anima e diventano alibi per rimanere nella fanghiglia dei propri errori, dei ripiegamenti e delle tristezze. All’abbandono fiducioso in Dio, scandito da un dolce e prolungato canto in lingue, è seguita la Parola del Signore: «Ecco la mia amarezza si è trasformata in pace! Tu hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione, perché ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati. Perché non sono gli inferi a renderti grazie, né la morte a lodarti… il vivente, il vivente ti rende grazie come io faccio quest’oggi… e noi canteremo con le nostre cetre tutti i giorni della nostra vita, nel Tempio del Signore» (Is 38, 17-20); «l Signore solleva l’anima e illumina gli occhi, concede guarigione, vita e benedizione» (Sir 34, 19-20). Questo profondo momento di guarigione e rinnovamento interiore non è terminato con la gratitudine corale, Daniele infatti ci ha invitati a vivere attraverso la condivisione fraterna della mensa la gioia di aver ricevuto da Dio la novità della gioia e dell’amore.

Il pomeriggio è proseguito nuovamente scandito dalla preghiera, questa volta più aperta e confidenziale, segno di un popolo che deponeva lentamente le proprie pesantezze. Il momento vissuto al mattino ha portato gli animatori a proclamare con forza la signoria e la regalità di Gesù. Intronizzato il Signore attraverso un intenso momento di giubilo, Egli ha rinnovato l’effusione profetica dello Spirito chiamando il Ministero alla giustizia e all’irreprensibilità della fede. Una chiamata che lo Spirito ha reso evidente, in tutta la sua serietà, ma che, allo stesso tempo, è stata ampiamente confermata dalla forza di Dio che viene sempre in aiuto alla nostra debolezza: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? […] Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati…» (Rm 8, 35-39).

Daniele è passato così a un tempo di formazione specifica sull’aspetto carismatico e ministeriale della chiamata che Dio stava ricostruendo in ciascuno. Cosa significa la responsabilità di essere “cantori di Dio”? È importante, soprattutto in un ministero carismatico di animazione come questo, comprendere bene la specificità del carisma in quanto gratia gratis data: un dono assolutamente sganciato dal merito del beneficiario, che può essere causa di edificazione per l’assemblea, ma anche un rischio grandissimo per colui che lo gestisce. Un fiore, riportando un esempio tratto dalla catechesi stessa, può avere la più bella, colorata e profumata corolla e, allo stesso tempo, avere uno stelo debole, che traballa, che non è ben radicato nella terra e che quindi, a lungo andare, ne causerà la morte. È  necessaria una costante vigilanza di se stessi, del proprio cammino di conversione personale, per non rimanere mortalmente intrappolati nella tentazione della sicurezza: essere diventati degli esperti o peggio ancora trasformare il proprio sevizio carismatico in strumento di potere e di affermazione (Os 9, 11). Attraverso l’aiuto dei Padri della Chiesa, citati da Daniele, abbiamo compreso che il cantore è prima di tutto colui che ha cura dei fratelli e, attraverso il canto, che offre con la totalità di se stesso, li conduce al Signore. In modo particolare i Padri della Chisa sottolineano gli effetti di un canto che scaturisce da un cuore rinnovato: esso è mezzo di evangelizzazione per i neofiti, di conversione e compunzione dei cuori induriti, mezzo di intercessione perché il rendimento di grazie è talvolta più potente della semplice richiesta, di liberazione dal Maligno e dalle sue armi spirituali, mezzo di profezia che tesse la preghiera e annuncia le meraviglie che il Signore va operando nell’assemblea. Ma ancora una volta, al di sopra di tutto, è il cantare con la vita che rende operante ed efficace l’azione di Dio e mette in comunicazione la Chiesa militante con quella della Gerusalemme Celeste, elevando il cantore alla compagnia degli angeli della liturgia celeste: «La lode del cantore è la stessa persona che canta» (S. Agostino).

Alla formazione ministeriale è seguito un nuovo momento del percorso battesimale vissuto nello Spirito: l’unzione del crisma sulla fronte e sulla mano, segno di unzione spirituale che sancisce l’appartenenza a Cristo e abilita a spandere il suo profumo nella Chiesa e nel mondo; il rito dell’effatà sulle orecchie, sulle labbra, sugli occhi e sul cuore che ciascuno ha donato al proprio fratello che aveva accanto, perché lo Spirito aprisse alla disponibilità totale i nostri sensi esteriori e spirituali; e infine l’accensione della candela come segno di testimonianza e di donazione attraverso l’impegno di una vita coerente alla propria fede, vissuta nella disponibilità. Il canto di questo momento di luce ha preparato l’incontro vivo con il Signore nella S. Messa, elevando a Dio il rendimento di grazie perfetto e condividendo la vita di Gesù che sacramentalmente ci unisce e ci rende capaci di carità.

In serata, fino a mezzanotte, si è prolungato un tempo di Roveto Ardente nella modalità dell’intercessione. Abbiamo desiderato fare comunione con le famiglie della Siria e dell’Iraq emarginate ed esiliate per la loro fede, e abbiamo interceduto e ringraziato il Signore per i Padri Sinodali affidandoli alla luce a all’integrità dello Spirito Santo, a conclusione di questi giorni importanti per la pastorale familiare ecclesiale.

Come le maglie di una rete

Con la Domenica, giorno della vittoria di Gesù, abbiamo rinnovato e celebrato il mandato di Dio perché risorgesse con lui un ministero profondamente nuovo, a livello personale, e come corpo insieme. La preghiera del mattino, guidata dalla delegata Tina e da tutta l’Équipe ministeriale, dopo una lode corale e gioiosa, è sbocciata in un potente momento di invocazione dello Spirito, vissuto in continuità con il cammino battesimale intrapreso. Questa volta si è trattato di vivere spiritualmente il rito di esorcismo che il neofita riceve sul capo prima dell’unzione catecumenale, chiedendo allo Spirito Santo di allontanare quei sentimenti o quei pensieri, anche spesso dovuti alla debolezza umana, che non permettono al cuore di abbandonarsi a Dio e alle relazioni nuove che il Signore tesse. Proprio riprendendo l’immagine con cui era iniziato il nostro itinerario, quella delle maglie della rete che vanno aggiustate, lo Spirito ha mosso l’assemblea a continuare l’invocazione e la supplica in lingue, perché finalmente ciascuno potesse riannodarsi all’altro, perché i carismi potessero correre nel corpo unico e diventare benedizione di servizio per quanti il Signore chiama. Sulle note di “Abbracciami” ciascuno è diventato per l’altro Cristo che abbraccia e ristabilisce, che libera e suscita novità nei cuori e nelle opere. Questo momento di unità si è reso ancora più efficace nell’esperienza culminante che ciascuno di noi ha potuto vivere con grande stupore per la grazia di Dio: a partire dagli anziani, tutti i membri del Ministero hanno ricevuto la preghiera per una nuova effusione dello Spirito (rivivendo perciò spiritualmente il momento del nostro Battesimo), fino ai giovani che hanno terminato con la preghiera su tutta l’Équipe. È stato un momento di profonda verità davanti al Signore, in cui ci siamo lasciati ricolmare di amore, consolazione, incoraggiamento, conversione, e soprattutto in cui abbiamo potuto sperimentare la grandezza spirituale della comunione, perché lo Spirito ha usato davvero tutti per il beneficio di ognuno. La maglia della rete era pronta, nuova e luminosa della gloria di Dio. Bisogna ora gettarla di nuovo nel mare per la pesca.

A conclusione,  il rito della veste nuova, che ciascuno ha indossato nello Spirito, pronunciando ad alta voce il proprio nome e aggiungendo le parole “eccomi Signore, voglio fare la Tua volontà”. Nella Celebrazione eucaristica di chiusura il Signore ci ha ancora una volta stupiti e inviati, confermandoci nelle “cose nuove” che aveva desiderato compiere: «Cantate al Signore un canto nuovo» (Sal 96, ). Questo è il desiderio profondo del cuore rinnovato di tutto il ministero regionale della Musica e del Canto che, con cuore grato e riconoscente, eleva a Dio la lode per le meraviglie di questi giorni, per la benedizione spirituale che ci ha concesso, ma soprattutto per averci fatto sentire sempre più che la grandezza cristiana sta nel sentirsi insieme “famiglia” che benedice Dio e gli uomini, che afferma con convinzione: «Quanto a me e alla mia casa, vogliamo servire il Signore» (Gs 24, 15).

Il ministero della Musica e del Canto

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