Convegno regionale RnS Lazio

vconvegno2014“Andate… Io sono con voi…” (cf Mt 28, 19-20)
Domenica 26 ottobre – Nuova Fiera di Roma 

La Preghiera Comunitaria Carismatica
L’annuncio del Kerigma tra mandato e promessa Sintesi della relazione di P. Raniero Cantalamessa
Grandi cose ha fatto il Signore per noi 
Il tempo delle testimonianze
Il comandamento nuovo dell’amore
Omelia di don Guido Pietrogrande



Preghiera comunitaria carismatica e adorazione

La mia gloria sarà in questo luogo

La preghiera comunitaria carismatica che ha introdotto il Convegno regionale del RnS Lazio ha creato fin dal mattino un “ambiente di famiglia”. La presenza sul palco del coordinatore regionale, don Patrizio Di Pinto, e di tutto Comitato regionale ha infatti dato alla comunità in preghiera un senso di appartenenza, di cura, di sicurezza, e quando è stata proclamata la Parola “la Mia gloria sarà in questo luogo”, nessuno ha avuto dubbio che avremmo visto cose grandi, che saremmo tornati a casa ricchi di grazia e di consolazione, di guarigioni e di benedizioni. Su questa promessa del Signore, l’assemblea ha innalzato una fervente preghiera di lode, una potente invocazione allo Spirito Santo e un’accorata intercessione.

Il Signore ha confermato la sua azione ricordandoci che «Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva» (Mt 4, 23-24). Abbiamo così chiesto al Signore che risanasse le nostre ferite, che consolasse le nostre pene, che visitasse i sofferenti, e soprattutto che ci insegnasse a perdonare e ci aiutasse a sconfiggere i nostri nemici. Lo abbiamo fatto con le parole di Sansone che «… invocò il Signore e disse: “Signore, ricordati di me! Dammi forza per questa volta soltanto, Dio, e in un colpo solo mi vendicherò dei Filistei per i miei due occhi!”» (Gdc 16, 28). La preghiera si è conclusa con il canto “Rendete grazie”, questa volta non più in fede per la promessa del Signore, ma perché la sua gloria era già scesa su di noi.

Fai entrare la luce di Dio in te

Ancora risuonano nel cuore le parole di don Guido Pietrogrande, che nella seconda parte della mattinata ha guidato Roveto ardente e combattimento spirituale. Ascoltiamo ancora con attenzione le sue parole, riviviamole, facciamole nuovamente operare dentro di noi: «Dobbiamo mettere in ginocchio il cuore! – esorta il Consigliere spirituale nazionale. Cuore e mente adorino il Signore. Fate pregare gli occhi. Gli occhi devono adorare, si devono riempire dello splendore di Dio! L’occhio dell’anima deve diventare puro, terso, per cogliere la presenza del tuo Dio. Fai entrare la luce di Dio in te! Non puoi partire per la missione se sei pieno di bagagli inutili, di pesi nel cuore, di preconcetti, di interessi personali. Devi toglierti l’armatura e avere solo la fionda di Davide che lancia dritto il sasso, la potenza dello Spirito Santo. Giacobbe, diventato ricco, voleva tornare in patria, ha fatto passare i suoi averi, ma lui è rimasto al di là dello Iabbok perché aveva paura (cf Gen 32, 23-32). Anche io a volte ho paura – prosegue don Guido – e incomincio la lotta con Dio che mi manda. Nel combattimento spirituale lascia vincere Dio in te. Che Dio vinca ogni forma di impurità, infedeltà, avarizia, malvagità, invidia, calunnia, superbia, inganno. Lascia che Dio, con il quale tu lotti in questo momento, vinca ogni tua resistenza, tutte le pigrizie, tutte le paralisi spirituali, il perbenismo, il crederti a posto. Lascia entrare la potenza del tuo Dio dove nascondi il tuo piccolo interesse. Senti la soavità di Dio che non ti costringe, ma ti invita a dichiararti per lui. Dona a Dio ciò che ti impedisce di andare, di fare di te un evangelizzatore, di essere disponibile, generoso, di partire con gioia». Nei cuori così aperti il Signore Gesù opera con potenza: sana gli affetti familiari, abbatte abitudini peccaminose che durano da tempo, vince ogni impurità, ogni stoltezza di vita, ogni attaccamento a denaro, gioco, cose inutili, dipendenze. Il Signore vince la mentalità dell’egoismo, della mondanità che serpeggia, lo spirito di orgoglio, lo spirito impuro, dell’avarizia, dell’invidia e della gelosia. La lotta si fa serrata contro lo spirito di potere, contro lo spirito che vuole dividere le famiglie, che vuole opprimere i deboli, gli svantaggiati, gli anziani, i bambini sul nascere, che scandalizza i piccoli. Negli occhi di tanti ci sono fiumi di lacrime, ma nei cuori scende una luce nuova, una disponibilità nuova. Don Guido continua: «Gesù dice: io combatto la confusione perché sono luce e verità, combatto la divisione perché sono concordia, combatto la distruzione perché sono redenzione e sono il Risorto!». È il momento della vittoria del Signore e tutta l’assemblea lo acclama: «A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli!» (Ef 3, 20-21). Amen, Amen, Amen!

Donatella Magri

L’annuncio del Kerigma tra mandato e promessa

Sintesi della relazione di Padre Raniero Cantalamessa

Grande accoglienza, alla Nuova Fiera di Roma, da parte dei tremila di fedeli del Rinnovamento nello Spirito del Lazio per padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, che ha tenuto la relazione sul tema del Convegno regionale: “Andate… Io sono con voi…” (cf Mt 28, 19-20).
Sono state le parole di san Paolo a risuonare proprio all’inizio dell’insegnamento dal forte annuncio kerigmatico: «Se con la tua bocca proclami che Gesù è il Signore e con il tuo cuore credi che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo» (cf Rm 10, 9). Un annuncio di risurrezione che porta alla salvezza : «Tu sarai salvato – ha esordito Cantalamessa -, noi saremo salvati, il mondo intero sarà salvato! Nell’invio dei discepoli – ha aggiunto – c’è un mandato e c’è una promessa».
In un breve excursus storico, Cantalamessa ha sottolineato l’importanza delle aggregazioni laicali e dei movimenti ecclesiali pieni di vita, frutto del Concilio Vaticano II, volti proprio a migliorare non le strutture ma la qualità della vita dei cristiani di un’Europa secolarizzata in un’epoca post-cristiana. «Queste nuove realtà – ha spiegato – nella varietà e nella differenza dello stile danno tutte l’occasione di diventare cristiani rinnovati per una nuova primavera della Chiesa». Ma perché il Vangelo è fonte di gioia? «La risposta – ha detto il Predicatore – sta nell’invio. Perché Gesù dicendoci “andate” non ci ha imposto un peso, ma ci ha affidato qualcosa che produce gioia. Allo stesso modo quando Gesù dice “convertitevi”, non si tratta di un tornare indietro, ma di fare un balzo in avanti! Convertitevi e credete vuol dire prendere la decisione di credere, vuol dire accettare l’amore gratuito, incondizionato e la grazia che viene da Dio. Convertitevi e credete è la bella notizia che Gesù porta agli uomini. E allora – ha esortato – andate e annunciate a tutti il Vangelo. Come? Con un sorriso, con uno sguardo che significa che per noi il mondo e’ diverso perché abbiamo una riserva di energia che viene da Dio!».
Poi, dopo il mandato, arriva la promessa. Che vuol dire “Io sono con voi”? «La presenza di Gesù dopo la risurrezione – ha spiegato Padre Cantalamessa – è più forte di prima. Nel Vangelo di Luca il Signore dice: “Rimanete in città finché non sarete rivestiti di potenza dall’alto” (cf Lc 24, 49). Allora ecco perché siamo qui, per essere rivestiti di Spirito Santo. Il mezzo primordiale con cui si diffonde la parola è il soffio, l’alito. È il soffio che veicola la parola. La mia parola viene trasmessa con il soffio di Dio che è lo Spirito Santo. E oggi è l’occasione per fare un grande respiro di Spirito Santo per poi portare la Parola!».
Laura Gigliarelli

 Grandi cose ha fatto il Signore per noi!

Il tempo delle testimonianze

Policoro: un cuore libero che grida “Gesù io ti amo!”
La testimonianza di Cecilia
Ad aprire la sessione pomeridiana dedicata alle testimonianze è stato il video dell’esperienza estiva di Policoro accompagnato dalla testimonianza dei giovani, protagonisti di questo straordinario evento di evangelizzazione, di preghiera e di interiorizzazione della Parola.
A raccontare la sua storia è stata Cecilia, 19 anni, del gruppo Maria di Nazareth di Roma Ovest. La sua esperienza è iniziata con un cuore triste, ma le cose sono presto cambiate. «Nel Roveto Ardente – racconta – davanti a Gesù Eucaristia ho capito che solo perdonando potevo davvero risentire l’amore di Dio. Dopo aver pronunciato “voglio perdonare”, Salvatore Martinez ci ha esortato a ripetere tante e tante volte: “Gesù io ti amo”. Mai come in quel momento mi sono sentita davvero amata dal Signore. I giorni seguenti – continua Cecilia – sono stati “speciali”; ormai ero “libera” e ogni volta che pregavo il mio cuore impazziva di gioia: iniziavo a sorridere senza capire il perché».
E poi c’è stata l’evangelizzazione in spiaggia: «È stata un’esperienza fortissima – ricorda – perché sentivamo presente Dio in ogni nostro passo. Davvero ci precedeva! È così che l’esperienza di Policoro ha cambiato la mia vita anche a livello relazionale: ho avuto modo di conoscere tante persone, tanti giovani diversi con cui condivido l’amore per Dio e la voglia di testimoniarlo. Lode a Dio Padre, a Gesù e allo Spirito Santo che mi hanno regalato non solo la libertà del cuore, ma anche nuove, splendide e sane amicizie. Alleluia».

Stefania e la sua dignità di figlia di Dio
La testimonianza del Gruppo Maria di Colleferro
A salire sul palco è stato poi il Gruppo Maria di Colleferro che ha testimoniato la vita, la malattia e la nascita in cielo di Stefania, fedele sposa di Cristo fino al 2 ottobre scorso quando, a 58 anni, dopo due anni di dolorosa malattia il Signore l’ha richiamata a sé.
«La malattia di Stefania – racconta una sorella del gruppo -, rara per la sua età, drastica per la prognosi e mutilante nel corpo, si è presentata dopo la polio, contratta a due anni e mezzo, e dopo una isterectomia totale a 32 anni.
Nonostante la paura e le lacrime, il suo cuore non si è mai allontanato da Dio Padre, anche quando la malattia l’ha immobilizzata a letto. Fino all’ultimo non ha mai smesso il suo servizio pastorale, intercedendo costantemente presso Dio per i bisogni del cammino dei fratelli e del gruppo. Lei diceva così: “Questo è quello che posso fare da qui”. Nelle ultime preghiere con lei, la lode sembrava non finire mai, e nel cuore il Signore metteva immagini di Stefania come sposa gioiosa di Cristo, di lei abbracciata alla croce, di Gesù Eucaristia dietro la croce, degli angeli fedelmente presenti davanti e accanto a lei. Il suo Sposo l’ha chiamata a sé il 2 ottobre accompagnata dal coro degli angeli; il 2 ottobre è anche il giorno dell’apparizione mensile di Maria a Medjugorje, che per Stefania era il viaggio più desiderato e che ora, finalmente, ha compiuto».

Amare è rinascere in Gesù
La testimonianza di Chiara
Poi c’è la storia di Chiara e la sua vita tra tante difficoltà: la perdita del lavoro subito dopo il matrimonio, la sua malattia rara e incurabile, la forte epilessia e i problemi di alcool del marito Andrea e l’impossibilità di avere dei figli nonostante due anni di tentativi. «Evidentemente – racconta Stefania – il Signore per me aveva altri progetti. Quanti pianti, quante lotte. Andrea non accettava di farsi aiutare e io mi allontanavo sempre di più da Gesù cercando forza e risposte lontana da Lui. Ma il Signore ha continuato ad operare e, negli anni, Andrea, lentamente, è uscito da tunnel. Così ho ritrovato l’amore di Dio che non mi ha mai abbandonata. Grazie al Suo amore tutto ha un senso. I figli biologici non sono arrivati, ma abbiamo incontrato tanti fratelli e sorelle in Cristo da amare e aiutare. Amare è rinascere in Gesù e gridare: “Gesù è il Signore. Alleluia!”».

Il grande miracolo del figlio inatteso
La testimonianza di Maria
A concludere il momento dedicato delle testimonianze è stata la storia Maria, 34 anni del gruppo “Re dei Re” di Terracina. «Quando con mio marito ci sentimmo pronti per un figlio – racconta – ci dissero che non sarebbe stato facile, che mi sarei dovuta sottoporre a vari interventi. In realtà per grazia di Dio poco dopo arrivò Sebastiano. Dopo due anni ci decidemmo per un secondo figlio e arrivò Giacomo. Cresciuti i figli, decisi di tornare a lavorare e anche se il mio cuore desiderava un terzo figlio la nostra razionalità ci diceva che non era il momento, sia economicamente che fisicamente».
Ma i piani di Dio erano evidentemente diversi. «Nel pieno del mio lavoro – continua Maria – e nel mio ruolo instancabile di mamma, un giorno scopro di essere incinta. Nel mio cuore sentivo che il Signore mi stava preparando una grande benedizione. A nove settimane, in occasione della prima visita, scopro una pericolosa ciste da operare d’urgenza. Mancavano quattro giorni a Natale e io piangevo nel decidere se sacrificare la mia vita o quella di mio figlio. Il 22 dicembre, al termine del complesso intervento, tutti, medici compresi, ci preparavamo a sentire se c’era il battito del bambino e quel suono risultò il più bel canto alla vita. I medici mi dissero che quel figlio mi aveva salvato la vita. Capii che quel bambino inatteso era stato per me il più grande miracolo di Dio».

Il comandamento nuovo dell’amore

Omelia di don Guido Pietrogrande

A chiusura del Convegno regionale, don Guido Pietrogrande, consigliere spirituale nazionale del RnS, ha presieduto la Celebrazione eucaristica. «La solennità con cui è stato presentato l’evangelario, – ha detto don Guido – l’incenso, i lumi, il canto dell’alleluia, ci fanno comprendere qualcosa, non tutto, della solennità di questo momento: di Dio che sta parlando a un’assemblea; di Dio che parla con termini inequivocabili, che non possono essere contestati, ma solo accolti con amore di figli e con spirito di adorazione».
Attraverso la sua omelia, egli ha aiutato l’assemblea a riflettere sulla bellezza del “comandamento nuovo dell’amore” proclamato nel Vangelo di Matteo, nel quale si parla di un dottore della legge che trama inganni contro Gesù e «l’inganno – ha evidenziato don Guido – è in una domanda che sembra anche molto buona: “Maestro qual è il grande comandamento?”». Sorprendente è la risposta di Gesù a questo interrogativo: «Il dottore della legge si sente rispondere con la semplicità tipica di Dio, che è Parola: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”, cioè amerai Dio con tutto te stesso, con quello che sei. Dio sarà nei tuoi pensieri, nel tuo cuore, sulle tue labbra, nelle tue azioni, in quello che pensi e dici, in tutte le tue decisioni».
Don Guido si è poi soffermato sul modo in cui è introdotto questo comandamento: «Non c’è più un “non”, – ha spiegato – ma un verbo, “amerai”, che indica la maturità di una persona: quando una persona ama, e ama in verità, è una persona che ha raggiunto un buon equilibrio. Quando una persona ama, sa intrattenere relazioni vere, vitali». Il secondo comandamento pronunciato da Gesù è simile al primo, vale a dire: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». «Ci sono persone – ha ricordato don Guido – che non amano se stesse, persone ferite, persone a cui è stato negato l’amore fin da bambini, persone che soffrono molto perché hanno subito ingiustizie. Costoro, da persone ferite, sono chiamate da Dio ad essere “samaritani”, cioè ad amare per primi». «All’origine di molte sofferenze – ha detto don Guido – sta la pretesa di essere amati e il non aver capito che il fare il primo passo fa del bene a chi lo fa e a chi lo riceve: in questo modo noi assomigliamo a Dio». La parabola del buon samaritano (Lc 10, 33 ss) è introdotta da una domanda che un dottore della legge pone a Gesù e che è simile a quella presente nel Vangelo di Matteo: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?” (v. 25b). Gesù gli risponde a partire da ciò che è scritto nella legge: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso” (v. 27)». Dopo questa risposta, il dottore della legge pone a Gesù un altro interrogativo: «E Chi è il mio prossimo» (v. 28), che si può tradurre “Chi è prossimo a me?”.
«Il dottore della legge – ha spiegato don Guido – ha in pratica sete d’amore, ma la legge non lo ha soddisfatto, la legge è il comandamento freddo che non gli ha dato vita. È necessario, allora, che venga una legge d’amore a vivificare la sua vita e anche la nostra. E la legge vitale per amare è lo Spirito Santo». È possibile, allora, parlare di legge e libertà? «La legge di Dio – ha ricordato – è per la libertà, ti libera dagli idoli, dai falsi padroni, da coloro che bisogna ossequiare ma che non ameremo mai. L’amore libera». Come comprendere se qualcuno ci ama? Il Sacerdote ha invitato a guardare a ciò che ha fatto il samaritano: egli si è preso cura dell’uomo incappato nei briganti, ha pagato per quella persona. «Adesso – ha detto don Guido – fa’ così anche tu, incomincia per primo. Tutti ti diventeranno prossimi. Molti soffrono ma non aprono la mano, chiusa dalla sofferenza, per donarla a Dio. Il Signore Dio dice “non farmi domande, dammi il tuo dolore”. “Non mettermi sotto processo. Dammi ciò che ti pesa”. Dai a Dio che ti ama per primo, metti il tuo dolore nelle sue mani! Tu dici di amare, ma sei deluso, hai rabbia. L’amore di Dio è l’amore di un Dio che non è deluso di noi, è sofferente, ma non deluso. Dio sta aspettando che metta nelle sue mani la pochezza della tua vita, perché Dio apprezza la tua vita».
Al termine dell’omelia, don Guido ha ricordato che nella nostra vita «non abbiamo nemici, ma abbiamo persone che non riusciamo ad amare e che fanno fatica ad amarci». Tutti fatichiamo nell’amare e tutti abbiamo bisogno d’amore. «Tutti – ha affermato – diciamo a Dio “Chi ama me?”, “Chi è il mio prossimo?”. E Dio ti risponde: “Sono io il tuo prossimo, non ti basta?”».
Veronica Diomede

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