III Incontro di Evangelizzazione

locandina kerigmare correttaÈ tempo di Kerigmare…

…e fu sera e fu mattina: terzo incontro!

Domenica 18 maggio 2014 ha avuto luogo nella parrocchia Gesù Maestro, a Fontenuova (RM), il terzo Incontro di Kerigmare, riservato alla formazione degli evangelizzatori del RnS Lazio, sul tema “Kerigma di Gesù e Kerigma degli Apostol”, incentrato sul contenuto del kerigma (What) che intreccia quello di Gesù (il Regno di Dio )e quello degli Apostoli (Gesù è il Signore).

Scelti nella povertà

Il suono dello shofar (il corno d’ariete che gli ebrei usavano durante le loro feste) apre il III Incontro di formazione alla nuova evangelizzazione del Rinnovamento del Lazio, e riecheggia nel salone parrocchiale come segno della “convocazione dall’alto” rivolta ai presenti: «perchè il Signore ha cominciato a fare di voi il suo popolo» (1 Sam 12, 22b). Ed è ancora la Parola a dissipare ogni tentazione di sentirsi inadeguati alla chiamata: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente», invitando i presenti a mettersi completamente al Suo servizio nonostante le debolezze, le afflizioni, le preoccupazioni… perché si possa adempiere fin da ora a quello che per Gesù è il secondo dei comandamenti: «Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22, 37-40). Dio ci ha scelti nella nostra grande povertà per confondere i sapienti e i forti (cf 1 Cor 1, 26-31) e pur non essendo profeti, né figli di profeti, il Signore ci dice: «Va’, profetizza al mio popolo Israele!» (Am 7, 14-15). L’incoraggiamento del Signore tocca il suo apice con Gv 6, 16-21: i discepoli sono sulla barca, il mare agitato, ma Gesù li raggiunge camminando su quel mare e dice loro: «Sono io, non temete».

Eccomi sono la schiava del Signore

Livio Giorgioni, coordinatore del gruppo Ruah, affronta per gli evangelizzatori il tema del giorno: “Kerigma di Gesù e Kerigma degli apostoli”. Il Relatore attira subito l’attenzione sul passo di Luca 1, 38: «Eccomi sono la schiava del Signore» precisando che questa è la parola usata nel testo greco e non “serva”. E aggiunge che il servo non sta sempre nella casa del padrone mentre lo schiavo sì ed è sempre a disposizione. Di quell’“eccomi”, di quel “sì”, pronunciato da Maria con questo significato così profondo, in quel momento non se ne poté accorgere nessuno, ma è stato proprio quell’umile “sì” a cambiare la vita di milioni di persone. Così è per noi oggi: se diciamo il nostro sì, con dedizione totale, da schiavi e non da servi, il mondo magari non se ne accorgerà, ma la nostra forte testimonianza potrà cambiare la vita di molti.

Kerigma e beatitudini

Matteo (9, 35) ci dice che Gesù percorreva tutta la Galilea insegnando (catechesi); annunciando (kerigma); e sanando (guarigioni). Questo ordine voluto da Gesù vuole sottolineare – dice Livio Giorgioni – che l’annuncio, il kerigma appunto, è il cuore della sua attività. E tale indicazione noi dobbiamo seguire: al centro di ogni catechesi deve esserci il kerigma.

«La catechesi è kerigmatica se produce unione con Dio e unità fra di noi – afferma. Se vengo io e vi dico: ama il prossimo tuo come te stesso! A voi arriva un comandamento, un ordine, e probabilmente vi disponete male. Ma se arriva Gesù e dice: é giunto il Regno di Dio in mezzo a voi, dunque ama il prossimo tuo come te stesso! Non vi arriva come un ordine», bensì come una beatitudine da vivere, una conseguenza della venuta del Regno. È così che Gesù trasforma i Comandamenti nelle Beatitudini. Ribalta la visione del mondo: chi si sente povero e svantaggiato diventa ricco, chi è afflitto diventa consolato. Oggi invece è molto radicata l’idea, di matrice buddista, di vivere solo quando si riesce a evadere dalle situazioni difficili, a evitare il dolore, mentre Gesù ci dice che lì nelle situazioni difficili, in qualsiasi condizione la vita ci pone, lì sta il Regno di Dio, che porta con sé ogni consolazione.

Beati i perseguitati per causa della giustizia: che cos’è la giustizia? «É la qualità della tua relazione con Dio. Tu sei giusto nella misura in cui è profonda la tua relazione con Dio», chiarisce Livio e aggiunge: «La beatitudine nella persecuzione è la libertà dal giudizio degli altri». La venuta del Regno di Dio dunque ci rende liberi, mentre il mondo ci rende schiavi.

Il Regno è una persona: Gesù

«Entriamo nel Regno nel momento in cui entriamo in relazione con Gesù e questa relazione ci salva», prosegue Livio. Gesù va annunciato come Colui che è venuto apposta per i poveri. Papa Francesco non ci chiede mai di essere più bravi, senza peccati: «Non ci viene chiesto di essere immacolati» (cf EG, n. 151), ma annuncia sempre Gesù, perché la cosa più importante è incontrare Colui che ci ama e che ci incontra non per i nostri meriti ma per il suo amore e ci accoglie nella sua famiglia che è la Chiesa, una realtà tutt’altro che perfetta perché è formata da noi che siamo tutti peccatori. Annunciare Gesù vuol dire mettere nel cuore di chi ci ascolta il desiderio di Lui. Come è accaduto alla Samaritana (cf Gv 4), verso la quale Gesù non ha espresso alcun giudizio, ma nella quale ha cercato di suscitare la vera sete: la sete di Colui che salva.

Gli apostoli sono testimoni

Apostolo significa mandato, inviato e Livio fa notare che al capitolo 4 degli Atti, gli apostoli vengono riconosciuti per coloro che erano stati con Gesù e che, per la sostituzione di Giuda, dicono di dover trovare un altro testimone. Dunque, gli apostoli sono coloro che hanno vissuto l’incontro con Gesù e poi lo hanno testimoniato. Così anche per noi: abbiamo incontrato Gesù nella nostra vita e siamo pronti a rendergli testimonianza. Non dobbiamo presentarci agli altri come detentori della verità, ma presentare la Verità che è Gesù stesso. Testimoniare che abbiamo conosciuto Dio che dona lo Spirito Santo.

A Pentecoste si convertirono circa 3000 persone perché nel kerigma gli apostoli presentarono anche alcune indicazioni concrete: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo». Cosa che dobbiamo fare anche noi invitando le persone magari a partecipare a un incontro del nostro gruppo di preghiera, o ad andare da un sacerdote… oppure ovunque possano fare una esperienza dell’amore di Dio. Chi ci ascolta deve avvertire in noi la meraviglia della presenza di Dio nella nostra vita. E noi possiamo meravigliare solo se viviamo nel continuo stupore di quanto Dio opera in e per noi e per questo la nostra prima quotidiana richiesta in preghiera dovrebbe essere “Signore, stupiscimi, sorprendimi, perché possa essere testimone verace della tua grazia!”.

Gesù ci ha preparato tante dimore

Culmine di questa giornata di grazia sono state la Santa Messa e l’adorazione del SS. Sacramento, che hanno donato ancora occasione di riflessione. A partire dal Vangelo del giorno «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore» (Gv 14, 2) il celebrante, padre Juan Ramon, della Comunità missionaria di Villaregia, ha invitato i presenti a chiedersi: in quanti luoghi dove sono stato non c’era posto per me? Quante persone trovano posto nel mio cuore e quante ne lascio fuori? Come posso preparare la dimora per ogni persona che sta cercando rifugio, salvezza, pace? La risposta viene da Gesù: «Andate per le strade del mondo e fate entrare tutti nella mia casa». Un comando che non deve turbarci perché egli stesso ci rassicura: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14, 1); «Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme, su chi spera nel suo amore, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame» (Sal 32, 18-19).

Spirito e creatività all’opera

Ancora il suono dello shofar per dare inizio ai lavori del pomeriggio, ma prima ancora per ricordare agli evangelizzatori presenti che sono invitati a partecipare al piano di salvezza di Dio.

Tre i compiti che i presenti devono affrontare.

Per prima cosa devono creare in due minuti un brevissimo slogan che riassuma l’incontro della volta scorsa su “kerigma e catechesi”. Come sempre si rivelano bravissimi. Ecco alcuni messaggi:

“Suona e risuona la tua vita per Dio!” – “Passione, convinzione, testimonianza: kerigmiamo insieme!” – “Vuoi kerigmare, vuoi insegnare? Impara a testimoniare!” – “Don’t worry, be kerigma!”.

Subito dopo, Alessandro Tacchini, delegato RnS Lazio per l’evangelizzazione, fornisce alcune indicazioni su come fare una testimonianza. «Kerigmiamo, annunciamo cioè il Signore – dice il Delegato – quando testimoniamo l’incontro con Gesù nella nostra vita. La testimonianza non lascia indifferenti ma ci coinvolge». Per questo Gesù ci esorta: «”Va’ nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato”. Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati» (Mc 5, 19-20). La testimonianza è efficace – aggiunge Alessandro – se è attinente, puntando all’obiettivo di comunicare ciò che Gesù ha fatto per noi senza voler catechizzare; breve, cristocentrica. In una testimonianza efficace si individuano le 4 fasi che riassumono il seminario di effusione: prima dell’incontro con Gesù; l’incontro con Gesù; il dopo incontro, cioè le scelte future; infine, motivare chi ci ascolta che quanto ha realizzato il Signore nella mia vita lo può realizzare anche per lui ora. Il cuore della testimonianza è dunque la conversione. E non bisogna mai dimenticare che la testimonianza va fatta con parresìa (franchezza) e deve lasciar emergere la grazia di Gesù e la coerenza di vita. In un linguaggio semplice, diretto al cuore. Agli evangelizzatori, divisi in gruppi, è stato chiesto di scegliere tra le loro la testimonianza più efficace e presentarla all’assemblea, secondo i canoni dati, in 3 minuti.

L’ultimo momento di questo Incontro viene dedicato alla risonanza dell’Inno di Paolo che riassume il contenuto del kerigma e la risposta dell’uomo: «Gesù umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre»  (Fil 2, 6-11).

Per annunciare la salvezza abbiamo sempre bisogno di ricevere di nuovo l’annuncio noi per primi.

Nella preghiera che conclude l’incontro, Gesù ci consegna e ci invita a pregare l’Inno dei salvati (Is 25, 1-5): un rendimento di grazie per l’opera di Dio nella nostra vita, un’opera tutta da testimoniare e annunciare.

Gianandrea Visconti, Elena Dreoni

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