2° Incontro Pastorali di servizio

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Domenica 9 febbraio scorso, il Rinnovamento nello Spirito Santo del Lazio ha vissuto il Secondo Incontro dei Pastorali e dei Ministeri di Animazione della preghiera e di Intercessione presso il Santuario del Divino Amore (Roma): nella Sala Convegni “Don Umberto Terenzi” si sono riuniti i membri degli Organismi pastorali di servizio. Alla presenza del coordinatore regionale don Patrizio Di Pinto e di alcuni membri del Comitato regionale di servizio.

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Testimoni della santità nella storia

Domenica 9 febbraio scorso, il Rinnovamento nello Spirito Santo del Lazio ha vissuto il Secondo Incontro dei Pastorali e dei Ministeri di Animazione della preghiera e di Intercessione presso il Santuario del Divino Amore (Roma): nella Sala Convegni “Don Umberto Terenzi” si sono riuniti i membri degli Organismi pastorali di servizio. Alla presenza del coordinatore regionale don Patrizio Di Pinto e di alcuni membri del Comitato regionale di servizio.

La preghiera comunitaria carismatica ha dato il via a questa giornata di grazia e di formazione per i Pastorali di servizio dei gruppi RnS Lazio. Sin dall’inizio, nella lode gioiosa siamo entrati alla presenza di Dio il quale, come Re e Signore, ci ha invitato nella preghiera a una resa totale perché, come ha proclamato uno degli animatori della preghiera: «sono consapevole di non poter ricevere nulla se non mi arrendo a lui… che è Re, che è Padre». Nell’intimità della preghiera siamo stati invitati a ricevere la regalità di Dio e la sua santità. Egli ci rende santi e Re, poiché egli è Santo, egli è il Re: questa consapevolezza non solo è motivo di grande gioia, ma anche di annuncio. Ed è la luce della gloria di Dio, dalla quale l’assemblea si è sentita avvolta (cf Lc 2, 9-11), a rendere il Suo popolo annunciatore della grandezza della sua opera, facendoci comprendere che proprio i santi sono coloro che si sono arresi all’amore di Dio, consegnando tutta la loro vita a Gesù e che essi sono coloro che hanno il timone della storia.

Gesù vince ogni male
Relatore dell’Incontro dei Pastorali, padre Giovanni Alberti grazie al quale abbiamo ricevuto delle coordinate importanti per comprendere in che modo un responsabile è chiamato ad agire per vivere concretamente l’unzione, la chiamata ricevuta.
Durante l’insegnamento, intervallato da due brevi e profonde esperienze spirituali, abbiamo riflettuto sul tema: “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e sempre” (Eb 13, 8) “… guarderanno a me, colui che hanno trafitto” (Zc 12, 10c) attraverso la contemplazione di due icone: il Gesù misericordioso, dal cui cuore escono fasci di luce, segni del sangue e dell’acqua, e il Crocifisso di San Damiano. Nella prima parte, meditando su “Gesù ieri, oggi e sempre”, padre Giovanni ci ha aiutato a comprendere l’attualità della figura di Gesù e la necessità di essere sempre più consapevoli di chi è quest’Uomo. A donarci la prima e più profonda definizione su chi è Gesù Cristo, è Giovanni il Battista, il quale lo definisce “l’Agnello di Dio… colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29b), colui che vince il male presente nel mondo. Padre Giovanni ha messo in evidenza che proprio la vittoria che Gesù riporta sul peccato è l’aspetto più profondo della sua Incarnazione. Da solo l’uomo non riesce a vincere il male, la cattiveria. Senza Gesù, un responsabile pensa di risolvere i problemi ricorrendo alla sua psicologia umana, ma non ci riesce: a cambiare le cose è Gesù, è lui che fa la differenza, lui la garanzia della Chiesa, del Rinnovamento, dei nostri gruppi. Se Gesù è con noi, se lui è il centro della nostra vita, possiamo fare cose più grandi delle sue. Un responsabile è chiamato a tornare costantemente a Gesù, al “pozzo della Samaritana”, per riscoprire il perché dello stare insieme (cf Mt 1, 21), per comprendere che il male esiste, ma Gesù può vincerlo.

In che modo?
Nella seconda parte dell’insegnamento, attraverso la contemplazione dell’icona del Crocifisso di San Damiano, abbiamo riflettuto su Zc 12, 10c, in cui troviamo la prima descrizione della missione del Messia, un Messia sofferente. Padre Giovanni ci ha aiutato a comprendere che Gesù vince il male attraverso la croce: non il successo, non il denaro non la corruzione. La via scelta dal Messia è quella della sofferenza più profonda: la croce. «Nei primi secoli del cristianesimo – ci ha ricordato il Relatore – non si riusciva a vincere il tabù della croce. Nelle catacombe troviamo riferimenti a Gesù Buon Pastore, ma non alla croce… Paolo va a predicare Gesù Cristo, e questi crocifisso, andando contro la logica del mondo… Ma quello di Gesù non è il dolore per il dolore, perché porta alla risurrezione». Per un responsabile di gruppo la lezione viene dall’esempio dato da Pietro che nella sua Prima lettera ci dice che «nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi» (4,13-14). «Per un responsabile – ci ha ricordato Padre Giovanni – il posto fisso è sotto la croce».

Gesù, luce del mondo
La sessione del mattino si è conclusa con il Roveto ardente. Alla presenza di Gesù Eucaristia, tutta l’assemblea ha proclamato la sua Signoria, riconoscendo che Gesù è «la salvezza per il peccato del mondo». In questo tempo di adorazione, ciascuno ha chiesto a Gesù di venire a regnare in tutte le situazioni della propria vita, personale e di gruppo, e i cuori si sono aperti per ricevere una profonda guarigione e la liberazione da tutto ciò che in noi è ancora tenebra. Tutti sono stati invitati a deporre a piedi di Gesù ciò che non fa risplendere in noi la sua presenza, la sua santità: «… Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo. Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva» (Gv 9,5-7).

Chiamati a servire
Durante la condivisione del pomeriggio, particolarmente interessante l’intervento di Paolo Paiella, delegato regionale RnS del Lazio per l’ambito della sicurezza e accoglienza: «L’1 e 2 giugno la Convocazione nazionale del Rinnovamento si svolgerà a Roma. È un momento epocale! Il Lazio e Roma – ci ha ricordato Paolo – sono chiamati a dare testimonianza… Il Signore chiama noi ad essere “qualcosa” di più». Un “qualcosa” che sta proprio nell’accoglienza verso i fratelli e le sorelle che verranno a Roma da tutta Italia.
È una chiamata al servizio, che prevede la disponibilità di 600 volontari, tutti di Roma e del Lazio, per accogliere le 35.000 persone che interverranno allo Stadio Olimpico. «Se i cuori si aprono a questa richiesta – ha sottolineato Paolo – saremo in grado di fornire questo servizio. Apriamo una nuova pagina nella storia delle Convocazioni e vorrei che tutti noi ne fossimo protagonisti».

Vivere nella luce per diventare luce
A conclusione della Giornata, Pastorali e animatori si sono riuniti presso la Chiesa Santa Famiglia del Divino Amore per la Celebrazione eucaristica presieduta da don Patrizio Di Pinto, coordinatore regionale del Lazio. «L’evangelizzazione è il mio essere luce; quando io sono luce evangelizzo, anche senza organizzare niente – ha ricordato don Patrizio nell’omelia. L’evangelizzazione altro non è che far sì che gli altri siano illuminati da Cristo. Chi è luce non ha bisogno di programmare tante cose: la tua luce fa vedere ciò che sei. La luce deve essere portata agli altri nella potenza della Risurrezione». Ciò che è fondamentale è diventare docili all’azione dello Spirito Santo; nel Vangelo Gesù ci dice che siamo il sale della terra, siamo la luce del mondo. «Il cristiano – ha detto ancora – è colui che è colmo di quella sapienza che dà senso e sapore al mondo… è colui che vive la logica di Giovanni il Battista: Gesù deve crescere, io diminuire… per essere luce devo essere come una candela: devo potermi consumare»: coloro che riescono a vivere in questo modo, permettono al mondo di riacquistare sapore, luce e salvezza. Solo allora potremo dire di essere buoni cristiani. Veronica Diomede


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